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Uno degli errori più comuni nel mondo startup riguarda la valutazione pre-money nelle fasi pre-seed e seed o addirittura in fase di business idea. Sempre più spesso founder e team imprenditoriali arrivano a un Pitch con probabili investitori proponendo valutazioni molto elevate senza avere ancora validazione reale del mercato, traction, metriche finanziarie solide o un modello di business sufficientemente testato. Il risultato è che molte startup si presentano agli investitori con aspettative completamente scollegate dalla realtà del mercato venture capital; ed è un problema molto più diffuso di quanto sembri.

Negli ultimi anni il mercato startup internazionale ha vissuto una lunga fase caratterizzata da forte entusiasmo, grandi round di investimento e crescita molto rapida delle valutazioni. Alcuni casi internazionali hanno contribuito ad alimentare l’idea che una startup possa raggiungere valori estremamente elevati anche in assenza di utili o di sostenibilità finanziaria.

WeWork, ad esempio, arrivò a una valutazione privata di circa 47 miliardi di dollari prima del crollo che portò al fallimento del modello e al drastico ridimensionamento della società.

Anche Theranos (uno dei casi più discussi degli ultimi anni)  raggiunse una valutazione di circa 10 miliardi di dollari raccogliendo oltre 700 milioni di dollari dagli investitori prima che emergessero i gravi problemi legati alla tecnologia e alla governance aziendale.

Questi casi sono estremi, ma hanno contribuito a creare una narrativa pericolosa: l’idea che la valutazione di una startup sia soprattutto una questione di storytelling o hype, in realtà la valutazione di una startup è un processo molto più complesso.

 

Perché molti founder sovrastimano la propria startup

Nelle fasi early stage è normale che i founder abbiano una visione molto ambiziosa del progetto. La startup nasce quasi sempre da forte convinzione, entusiasmo e fiducia nella propria idea. Il problema nasce quando il valore potenziale futuro viene confuso con il valore reale attuale della società.

Molte startup pre-seed non hanno ancora ricavi strutturati, validazione di mercato, KPI consolidati, clienti ricorrenti, metriche di crescita affidabili e sostenibilità finanziaria. Eppure, capita spesso di vedere richieste di valutazioni pre-money estremamente elevate, questo accade per diversi motivi.

In alcuni casi i founder osservano startup internazionali molto finanziate e cercano di replicarne le valutazioni senza considerare il contesto reale. In altri casi si tende a sopravvalutare il valore dell’idea rispetto alla capacità concreta di esecuzione.

 

C’è poi un altro elemento molto importante: la paura della diluizione.

Molti founder cercano valutazioni elevate per cedere una quota minore della società durante i primi round. È una preoccupazione comprensibile, ma una valutazione irrealistica può diventare un problema molto serio nelle fasi successive della raccolta capitali. Una startup sovravalutata rischia infatti di trovarsi successivamente in difficoltà durante i round successivi, soprattutto se i risultati reali non crescono coerentemente con le aspettative iniziali e si deve ridimensionare il valore scontentando gli investor del round 1.

Ed è proprio in questi casi che iniziano a comparire:

  • down round;
  • perdita di fiducia degli investitori;
  • difficoltà nella raccolta;
  • tensioni interne tra soci e investitori.

La valutazione non è un semplice esercizio matematico

Uno degli errori più pericolosi è pensare che la company valuation sia un semplice calcolo automatico; nel mondo startup, soprattutto nelle fasi pre-seed, la valutazione non si basa soltanto sui numeri attuali. Molto spesso i dati storici sono limitati o addirittura assenti; per questo motivo entrano in gioco elementi molto più complessi come:

  • dimensione del mercato;
  • qualità del team;
  • scalabilità;
  • vantaggio competitivo;
  • traction;
  • tecnologia;
  • rischio operativo;
  • timing di mercato;
  • sostenibilità finanziaria;
  • probabilità di execution.

Ed è proprio qui che il lavoro diventa altamente professionale. Una valutazione credibile non deve soltanto “piacere” al founder. Deve essere difendibile davanti a investitori, fondi e operatori del venture capital.

 

I metodi di valutazione più utilizzati nelle startup

Nel mondo startup esistono diversi metodi di company valuation. Alcuni sono più adatti alle fasi early stage rispetto ai modelli tradizionali utilizzati nelle aziende mature.

Tra i metodi più utilizzati troviamo il Venture Capital Method, che parte dal valore futuro ipotetico della startup e lo riporta al valore attuale considerando rischio e rendimento atteso dell’investitore. È uno dei metodi più diffusi nel venture capital.

Molto utilizzati sono anche:

  • Scorecard Method;
  • Risk Factor Summation Method;
  • comparabili di mercato;
  • multipli di settore;
  • analisi delle transazioni comparabili.

Nelle startup più mature possono invece entrare in gioco anche modelli finanziari più strutturati come il Discounted Cash Flow (DCF), anche se nelle fasi iniziali la scarsità di dati rende spesso questi approcci meno affidabili. Il punto fondamentale è che nessun metodo funziona correttamente se utilizzato senza esperienza reale del mercato startup e del venture capital.

 

Una valutazione sbagliata può rallentare la crescita

Molti founder vedono la valutazione soltanto come uno strumento per raccogliere capitale. In realtà la valuation influenza profondamente tutta la vita futura della startup.

Una valutazione equilibrata aiuta:

  • la raccolta investimenti;
  • la credibilità verso gli investitori;
  • la sostenibilità dei round futuri;
  • la governance;
  • la gestione della diluizione;
  • la crescita ordinata della società.

Una valutazione costruita male (o addirittura non difendibile come spesso accade in fase di business idea), invece, rischia di creare aspettative irrealistiche che nel tempo possono trasformarsi in un limite strategico ed è per questo motivo che la company valuation non dovrebbe mai essere affrontata come un semplice esercizio teorico o come una trattativa improvvisata. È un’attività che richiede competenze finanziarie, comprensione del mercato venture capital, esperienza strategica e capacità di leggere il reale potenziale della startup.

Per questo motivo affidarsi a professionisti specializzati diventa fondamentale, perché una valutazione credibile non serve soltanto a raccogliere capitale.

Serve soprattutto a costruire basi solide per la crescita futura della startup.